Secondo le analisi condotte dal CLAL, il livello di autosufficienza dell'Italia nella produzione di cereali e semi oleosi continua a mostrare segnali di debolezza per diverse colture strategiche, confermando una crescente dipendenza dalle importazioni. A questo scenario si affianca una fase di relativa stabilizzazione dei prezzi delle principali materie prime destinate all'alimentazione animale, dopo le forti tensioni registrate tra il 2021 e il 2023.
Autosufficienza cerealicola: cresce la dipendenza dell'Italia dalle importazioni
Tra i cereali, il mais evidenzia una delle situazioni più critiche. Dopo aver raggiunto un tasso di autosufficienza del 54,7% nella campagna 2020-21, il dato è progressivamente diminuito fino al 40,4% nel 2024-25, segnalando una persistente difficoltà della produzione nazionale nel soddisfare il fabbisogno interno.
Anche il frumento registra una flessione significativa. Dopo il picco del 51,9% nel 2021-22, l'autosufficienza italiana è scesa al 40,2% nel 2024-25, evidenziando un ampliamento del divario tra produzione e consumi.
L'orzo, pur mantenendo livelli superiori rispetto a mais e frumento, mostra un andamento analogo: dal massimo del 71,8% nel 2020-21 si è passati al 54,2% nell'ultima campagna, confermando un ridimensionamento della capacità produttiva nazionale.
Diversa la situazione della soia, che rimane la coltura con il più basso grado di autosufficienza. Dopo essere scesa fino al 28,1% nel 2021-22, ha mostrato un lieve recupero, attestandosi al 32,1% nel 2024-25, un livello comunque insufficiente a ridurre in modo significativo la dipendenza dall'estero.
Tra i semi oleosi emerge invece il buon andamento dei semi di girasole, che raggiungono un'autosufficienza del 68,5% nel 2024-25, recuperando quasi completamente i livelli record del 69,5% registrati nel 2020-21.
Il sorgo continua a rappresentare la coltura con il più elevato grado di copertura del fabbisogno nazionale, nonostante un progressivo ridimensionamento: dall'86,7% del 2020-21 al 74,1% del 2024-25.
Prezzi degli input: i mercati tornano su livelli più equilibrati
Sul fronte dei prezzi degli input zootecnici, il mercato appare oggi decisamente più stabile rispetto ai picchi raggiunti dopo lo scoppio della crisi energetica e delle tensioni internazionali. Il frumento si attesta a 237,50 €/tonnellata, mentre il granoturco quota 238,50 €/tonnellata, valori nettamente inferiori rispetto ai massimi superiori ai 400 €/tonnellata osservati nel 2022.
Anche la farina di soia nazionale, dopo aver superato i 600 €/tonnellata tra il 2022 e il 2023, si colloca oggi a 393,50 €/tonnellata, mantenendosi comunque su livelli relativamente elevati rispetto alla media storica.
Più contenuto il prezzo del fieno di erba medica pressato, pari a 185,00 €/tonnellata, anch'esso in ridimensionamento rispetto ai valori eccezionali registrati negli anni precedenti.

Fonte: CLAL.it