Secondo l’ultimo report trimestrale di Rabobank, gruppo bancario cooperativo olandese specializzato nella finanza agroalimentare, il mercato lattiero-caseario globale mostra i primi segnali di recupero dopo mesi di calo dei prezzi, pur rimanendo caratterizzato da un’offerta abbondante.
La produzione di latte continua infatti a crescere in quasi tutte le principali aree esportatrici, sostenuta dai bassi costi dei mangimi. Questa situazione ha esercitato una forte pressione sulle quotazioni, colpendo soprattutto i prodotti grassi: tra settembre e febbraio i prezzi sono scesi di oltre il 40%, mentre il latte intero in polvere ha perso circa il 30%. Più contenuti i ribassi per formaggi, latte scremato in polvere e siero, quest’ultimo sostenuto dalla forte domanda di prodotti ad alto contenuto proteico.
Negli ultimi mesi, tuttavia, le aste Global Dairy Trade hanno registrato diversi rialzi consecutivi, contribuendo a migliorare il sentiment del mercato. Nonostante ciò, i livelli produttivi in Europa, Stati Uniti, Sud America e Nuova Zelanda restano superiori a quelli dello scorso anno.
Per il 2026 Rabobank prevede una crescita della produzione dei principali esportatori limitata allo 0,2%, dopo il +2,6% registrato nel 2025. In Europa la raccolta latte dovrebbe diminuire dello 0,9%, mentre negli Stati Uniti la produzione continuerà a crescere, sostenuta dai buoni margini degli allevatori e orientata soprattutto verso formaggi e siero.
Sul fronte della domanda, le prospettive rimangono favorevoli grazie agli acquisti dei principali paesi importatori asiatici. Tuttavia, le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente e nell’area del Mar Nero, rappresentano un fattore di rischio che potrebbe influenzare rapidamente gli equilibri del commercio internazionale dei prodotti lattiero-caseari.