Secondo le previsioni del Foreign Agricultural Service (FAS) del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), le consegne complessive di latte nell'UE raggiungeranno 152,8 milioni di tonnellate, con un lieve incremento dello 0,1% rispetto al 2025
Meno vacche, ma maggiore produttività
Nonostante la riduzione dei costi dei mangimi, numerose aziende di piccole dimensioni stanno abbandonando l'attività a causa della diminuzione dei prezzi del latte alla stalla, delle persistenti emergenze sanitarie e delle sempre più stringenti normative ambientali. Di conseguenza, il numero di vacche da latte nell'UE è destinato a diminuire dello 0,7% nel 2026 rispetto all'anno precedente.
La contrazione del patrimonio bovino sarà però compensata da un aumento della produttività degli animali. Le consegne di latte vaccino sono infatti previste a 148,6 milioni di tonnellate, in crescita dello 0,1% rispetto al 2025. Dopo un avvio d'anno caratterizzato da una buona dinamica produttiva, la crescita dovrebbe rallentare nei mesi successivi, penalizzata dalla pressione sui margini degli allevamenti, causata dalla contemporanea diminuzione dei prezzi del latte e dall'aumento dei costi energetici e dei fertilizzanti.
Prezzi del latte in calo
I prezzi medi del latte alla stalla nell'Unione Europea hanno iniziato a diminuire in modo significativo a partire dal terzo trimestre del 2025. Nel marzo 2026 risultavano inferiori del 6% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. La flessione è attribuita all'elevata produzione europea e alla minore competitività del latte comunitario sui mercati internazionali.
Sul fronte della domanda, il consumo di latte alimentare è previsto in diminuzione dello 0,7%, attestandosi a 23,1 milioni di tonnellate. Parallelamente, l'utilizzo industriale del latte dovrebbe aumentare dello 0,2%, grazie alla maggiore disponibilità di materia prima. In questo contesto, l'industria lattiero-casearia sarà chiamata a scegliere con attenzione quali produzioni privilegiare.
Il formaggio resta il protagonista
Anche nel 2026 il formaggio si conferma il principale obiettivo strategico dell'industria lattiero-casearia europea. La combinazione di una domanda interna solida e di esportazioni ancora sostenute favorirà un ulteriore aumento della produzione.
La produzione di formaggi nell'UE-27 dovrebbe raggiungere gli 11 milioni di tonnellate, con una crescita dello 0,8% rispetto al 2025. Gran parte dell'incremento sarà assorbita dal mercato interno, sostenuto dalla ripresa del settore turistico e della ristorazione.
Le esportazioni, invece, sono previste a 1,4 milioni di tonnellate, in lieve diminuzione (-1,5%). A frenare il commercio internazionale contribuiranno le tensioni geopolitiche e commerciali, che stanno determinando un aumento dei costi logistici. Tuttavia, nuove opportunità potrebbero emergere dagli accordi di libero scambio conclusi dall'Unione Europea con diversi Paesi partner.
Burro in calo, pesano le scorte
La produzione di burro nell'UE-27 è prevista a 2,15 milioni di tonnellate nel 2026, con una contrazione dell'1,4% rispetto all'anno precedente. Le maggiori marginalità offerte dalla produzione casearia spingeranno infatti i trasformatori a destinare una quota crescente del latte alla produzione di formaggi.
Inoltre, le consistenti scorte accumulate nel 2025 contribuiranno a soddisfare sia la domanda interna sia quella estera. Anche il consumo domestico di burro è atteso in lieve calo (-1,3%), dopo il forte sostegno registrato nel 2025 grazie alla diminuzione dei prezzi al consumo.
Le esportazioni europee di burro dovrebbero diminuire del 4,1%, penalizzate sia dall'assorbimento della produzione da parte del mercato interno sia dall'aumento dei costi di trasporto.
Uno scenario di equilibrio fragile
Nel complesso, il settore lattiero-caseario europeo si avvia verso un 2026 caratterizzato da una sostanziale stabilità produttiva, ma anche da un equilibrio sempre più delicato. La crescita della produttività consentirà di compensare la riduzione del numero di capi allevati, mentre l'industria continuerà a privilegiare il comparto dei formaggi, considerato il più redditizio.
Resta tuttavia aperta la sfida della sostenibilità economica delle aziende agricole, soprattutto quelle di minori dimensioni, chiamate a confrontarsi con prezzi in calo, costi di produzione elevati e un quadro normativo sempre più complesso.