Recentemente è stato pubblicato il rapporto “Extreme Heat and Agriculture”, realizzato congiuntamente dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) e dalla WMO (Organizzazione Meteorologica Mondiale), che analizza gli effetti del caldo estremo sui sistemi agricoli e zootecnici a livello globale, evidenziando le principali vulnerabilità, gli impatti osservati e gli scenari futuri legati ai cambiamenti climatici.
L’aumento delle temperature e la maggiore frequenza delle ondate di calore rappresentano una delle principali minacce per il settore zootecnico mondiale. Bovini, suini, ovini, caprini e pollame possiedono infatti un intervallo di temperature entro il quale riescono a mantenere il proprio equilibrio fisiologico senza subire stress. Quando le temperature superano determinate soglie, gli animali entrano in una condizione di stress termico che compromette salute, benessere e produttività.
Gli effetti del caldo eccessivo si manifestano attraverso una riduzione dell’assunzione di cibo, un aumento della respirazione e della sudorazione e una maggiore richiesta di acqua. Per ogni grado oltre i 30 °C, molte specie allevate possono ridurre il consumo di alimento dal 3 al 5%, con conseguenti perdite di peso e diminuzione della produzione di latte, carne ed uova. Inoltre, lo stress termico indebolisce il sistema immunitario, aumentando la vulnerabilità alle malattie e la mortalità.
Alcune specie risultano particolarmente sensibili. I suini, ad esempio, non sudano e possiedono una limitata capacità di dissipare il calore, mentre le vacche da latte ad alta produzione subiscono importanti cali produttivi durante i periodi più caldi. Anche la qualità dei prodotti zootecnici peggiora: il latte presenta minori contenuti di grassi e proteine, la carne mostra alterazioni qualitative e le galline producono meno uova e con gusci più sottili.
Le elevate temperature influenzano inoltre la riproduzione degli animali, riducendo la fertilità, aumentando la mortalità embrionale e compromettendo lo sviluppo dei piccoli. Gli effetti possono persistere anche nelle generazioni successive, con animali meno produttivi e più sensibili allo stress termico.
Le proiezioni climatiche indicano che il problema è destinato ad aggravarsi nel corso del secolo. Entro il 2100, vaste aree del pianeta potrebbero sperimentare lunghi periodi di stress termico per il bestiame, con pesanti conseguenze economiche. Le stime suggeriscono che le perdite globali nella produzione di latte e carne bovina potrebbero raggiungere decine di miliardi di dollari ogni anno in scenari di elevate emissioni.
Di fronte a queste prospettive, l’adozione di strategie di adattamento, il miglioramento delle strutture di allevamento e la riduzione delle emissioni di gas serra rappresentano strumenti fondamentali per garantire la sostenibilità della produzione zootecnica e la sicurezza alimentare globale.
Il report è disponibile in allegato.