Il rialzo delle quotazioni del latte in polvere e l’indebolimento del dollaro neozelandese rafforzano le prospettive per la stagione 2026-2027. Tuttavia, il rischio siccità e l’aumento dei costi alimentari potrebbero ridurre i benefici per gli allevatori.
Raggiungere un prezzo del latte alla stalla di 5,10 €/kg di solidi del latte (kgMS) nella stagione in corso appare sempre più realistico. A sostenere le aspettative sono soprattutto il forte aumento delle quotazioni del latte in polvere e il deprezzamento della valuta neozelandese. Le prospettive positive trovano conferma anche nei mercati finanziari: i futures sul prezzo del latte quotati alla NZX per la stagione 2026-2027 hanno superato i 5,26 €/kgMS. La Banca Centrale Neozelandese (Bank of New Zealand - BNZ) ha aggiornato al rialzo le proprie previsioni, portandole a circa 5,10 €/kgMS, mentre Fonterra, cooperative neozelandese, mantiene una stima centrale di 4,84 €/kgMS, all’interno di una forchetta compresa tra 4,33 e 5,35 €/kgMS.
Produzione in crescita, ma aumenta il rischio siccità
Nonostante le prospettive favorevoli sul fronte dei prezzi, rimangono alcune incognite legate alle condizioni climatiche. In particolare, il rischio di siccità potrebbe compromettere la produzione di latte e costringere gli allevatori ad acquistare maggiori quantità di alimenti supplementari, con conseguenze dirette sulla redditività aziendale.
Per il momento, tuttavia, l'andamento produttivo rimane positivo. A settembre, la raccolta di solidi del latte in Nuova Zelanda è aumentata dell’1,9% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre dall’inizio della stagione la crescita raggiunge il 3%.
Lo sviluppo del fenomeno climatico El Niño potrebbe iniziare a influenzare la produzione nella prima parte del 2027. Gran parte del latte della stagione, però, sarà già stato prodotto e commercializzato, limitando la possibilità che eventuali difficoltà climatiche determinino ulteriori aumenti dei prezzi.
Latte scremato in polvere e cambio sostengono le quotazioni
Tra i principali fattori alla base del rialzo figurano le performance del latte scremato in polvere (SMP) nelle aste Global Dairy Trade. Le quotazioni hanno registrato un incremento superiore al 20%, avvicinandosi ai 2.039 €/tonnellata, circa 102 € in più rispetto al latte intero in polvere.
A questo andamento si aggiunge il deprezzamento del dollaro neozelandese nei confronti di quello statunitense, con una flessione di circa il 5% del cambio NZD/USD. Secondo Doug Steel, economista senior di BNZ, si tratta di movimenti significativi, capaci di influenzare sensibilmente il prezzo del latte alla stalla in Nuova Zelanda.
Il mercato neozelandese, infatti, risente in misura particolarmente rilevante delle variazioni delle quotazioni del latte in polvere e dei movimenti valutari, più che dell’andamento dei prezzi dei grassi del latte.
Le prospettive rimangono comunque differenziate tra le diverse categorie di prodotti lattiero-caseari. Mentre il latte scremato in polvere continua a beneficiare di una dinamica favorevole, burro e grasso anidro del latte (AMF) mostrano segnali di debolezza. A pesare è soprattutto l’elevata produzione mondiale, in particolare in Europa e negli Stati Uniti, che continua a esercitare pressione sui prezzi dei grassi.
La tenuta delle quotazioni del latte in polvere dipenderà anche dall’evoluzione dei prezzi del petrolio e dal contesto geopolitico internazionale, fattori difficili da prevedere con precisione.